Il comfort termico e l’indice di riflettanza solare (SRI)

intonaco mare

Il comfort termico, in ambito domestico, è una condizione microclimatica che caratterizza un singolo locale o l’intera unità abitativa. Essa dipende da numerosi fattori, tra i quali vi sono l’areazione degli ambienti e lo scambio termico tra interno ed esterno; in aggiunta, incide notevolmente l’equilibrio termoigrometrico, legato al livello di umidità ed alla temperatura interni.

Da ciò è facile intuire come l’isolamento termico giochi un ruolo di primo piano da questo punto di vista: il mantenimento della temperatura ottimale, infatti, oltre a favorire il benessere abitativo consente di ridurre il consumo di energia. Per questo Saint-Gobain sviluppa prodotti e soluzioni per l’efficientamento energetico, applicabili a edifici di nuova costruzione o in fase di riqualificazione, allo scopo di abbattere le emissioni di anidride carbonica nell’ambiente e le spese di esercizio degli impianti di riscaldamento e condizionamento.

L’isolamento dei tetti ‘scuri’

Le strutture che pongono maggiori problemi in termini di coibentazione sono i tetti; in assenza di un adeguato isolamento termico, infatti, le coperture tendono a surriscaldarsi quando vengono colpite direttamente dalla radiazione solare. In particolare, un tetto piano, ricoperto da una membrana bituminosa tradizionale, in una giornata estiva soleggiata e con poco vento può raggiungere una temperatura di 80°. Lo stesso interessa anche i tetti con finitura in lamiera lucida, per via della scarsa emissività del materiale.

Questo fenomeno ha ripercussioni tangibili, che si manifestano a più livelli. Sul piano collettivo, l’effetto più evidente è quello dell’isola di calore, piuttosto frequente nelle aree urbane: la temperatura tende ad alzarsi rispetto alle zone rurali, con una differenza che oscilla tra 1° e 6°. Di conseguenza, si incrementa il dispendio energetico per il condizionamento residenziale e, di riflesso, aumentano i consumi e le emissioni inquinanti.

In termini di comfort termico nel contesto delle singole unità abitative, i tetti ‘scuri’ rappresentano parimenti un problema: poiché riflettono solo una minima parte della radiazione solare, lasciano filtrare il calore negli ambienti sottostanti, influenzando negativamente il benessere abitativo nonché favorendo l’aumento dei costi di condizionamento. Naturalmente, gli edifici in cui la superficie della copertura incide maggiormente su quella complessiva dell’involucro (come nel caso di centri commerciali o supermercati) subiscono maggiormente l’impatto di un isolamento termico inadeguato.

Il concetto di Cool Roof e l’indice SRI

Il termine “Cool Roof” (ossia “tetto freddo”) indica un sistema di copertura caratterizzato da un elevato SRI, acronimo di Solar Reflectance Index, ovvero Indice di Riflettanza Solare. Questo parametro viene quantificato secondo un apposito standard, mettendo in relazione due valori specifici, l’emissività termica e la riflettanza solare: vediamo di cosa si tratta.

Solitamente indicata con ρ, la riflettanza solare consiste nella proprietà di un dato materiale di riflettere la radiazione solare, o parte di essa. L’indice può assumere valori compresi tra 0 e 1: più il valore è elevato, maggiore è la riflettanza del materiale che, quindi, è in grado di riflettere una maggiore proporzione della radiazione solare.

L’emissività, invece, viene indicata con ε; essa rappresenta la frazione di energia trasmessa (per irraggiamento) da un determinato materiale rispetto a quella irraggiata da un corpo nero che si trova alla stessa temperatura. Il valore dell’emissività di un corpo nero è pari a 1 mentre quella di un oggetto reale (corpo grigio) è compresa tra 0 e 1; più è elevato, maggiore è l’emissività del materiale.

L’indice di riflettanza solare (SRI), infine, viene espresso in percentuale, mettendo in relazione i valori di riflettanza ed emissività di un dato materiale rispetto all’estensione superficiale. Viene calcolato tenendo conto di tre diverse condizioni di vento (bassa, media o alta) secondo lo standard ASTM E1980; più alto è il valore percentuale dell’SRI, minore è la temperatura raggiunta da tale materiale quando viene colpito dalla radiazione solare.

Le coperture “Cool Roof” sono quindi contraddistinte da un elevato SRI, in quanto combinano un basso tasso di assorbimento della radiazione solare con una maggiore riflettanza ed emissività termica, a beneficio dell’efficienza energetica dell’edificio

Soluzioni Saint-Gobain ad elevato SRI

Saint-Gobain Italia propone una gamma di soluzioni per il risparmio energetico e ad alto indice di riflettanza solare:

 

 

Impermeabilizzazioni muri controterra: quali soluzioni adottare

impermeabilizzazione controterra

L’umidità è uno dei principali fattori di degrado estetico e materiale delle opere in muratura; il passaggio delle particelle di acqua attraverso una struttura muraria, per capillarità orizzontale o ascensionale, possono provocare danni di varia entità. Questo aspetto risulta ancor più rilevante per i muri controterra, in quanto strutture parzialmente o completamente interrate e quindi a stretto contatto con il terreno, fonte primaria di umidità (derivante dalle precipitazioni atmosferiche e/o dalla presenza di falde acquifere). Da ciò deriva la necessità di implementare apposite soluzioni per l’impermeabilizzazione, allo scopo di proteggere i muri controterra dai danni provocati dall’umidità: di seguito, vediamo quali sono.

Cosa sono i muri controterra​

Una parete controterra è una struttura in muratura la cui superficie esterna è a diretto contatto con il terreno. Si trovano generalmente al di sotto del livello del suolo oppure a ridosso di un terrapieno; è il caso, ad esempio, dei muri perimetrali di ambienti interrati o seminterrati quali cantine, garage, tavernette, scantinati e simili. Com’è facile intuire, le murature controterra sono particolarmente esposte ai problemi legati all’umidità e, di conseguenza, necessitano di un’impermeabilizzazione ottimale; gli interventi di ripristino su strutture di questo tipo, infatti, sono piuttosto costosi, oltre a presentare maggiori difficoltà dal punto di vista strettamente tecnico.

A cosa serve l’impermeabilizzazione dei muri controterra?​

In linea di principio, l’impermeabilizzazione delle pareti contro terra serve a prevenire il degrado dell’opera muraria preservandone l’integrità e, al contempo, mantenere inalterata la salubrità dell’ambiente interno. In locali scarsamente impermeabilizzati e poco ventilati, la presenza di umidità favorisce la formazione di condensa che, a sua volta, provoca lo sviluppo di muffe, a scapito della qualità dell’aria.

L’umidità da infiltrazione laterale può determinare il progressivo degrado della muratura; una corretta impermeabilizzazione di una parete controterra è funzionale alla prevenzione di fenomeni quali rigonfiamenti superficiali, alterazioni cromatiche della pittura, formazione di efflorescenze saline, esfoliazione, sfarinamento o distacco dell’intonaco. Per questo, occorre impiegare materiali ad elevate prestazioni, in grado di conservare nel tempo la propria impermeabilità all’acqua, nonché garantire resistenza meccanica e imputrescibilità.

L’impermeabilizzazione andrebbe effettuata dall’esterno ma, qualora il contesto di intervento non lo consenta, è possibile agire anche dall’interno. In fase di progettazione va anche tenuto conto della condensazione dovuta alla scarsa coibentazione dei pavimenti, che può aggravare gli effetti deleteri dell’umidità a carico delle strutture murarie.

Impermeabilizzazione dei muri controterra dall’interno

Il ciclo d’intervento per l’impermeabilizzazione interna delle pareti controterra può riguardare ambienti molto diversi per destinazione d’uso e tipologia di supporto. In linea di massima, è possibile distinguere tra vani interrati tecnici o abitabili, e opere in cemento armato o muratura. In entrambi i casi, è necessario realizzare una barriera impermeabile e resistente alla controspinta, in grado di impedire il passaggio dell’acqua; in aggiunta, per prevenire la formazione di condensa, è opportuno effettuare la posa di uno strato protettivo mediante intonacatura. Nel caso, per esempio, di un setto in cemento armato controterra di un vano tecnico interrato, il ciclo di lavorazione può essere il seguente:

  • sigillare eventuali stillicidi o trasudazioni con cemento impermeabilizzante istantaneo;
  • trattare le parti non omogenee come, ad esempio, ferri distanziatori o riprese di getto, scalpellando (per 3 cm) per poi ripristinare il supporto mediante l’applicazione di apposita malta antiritiro;
  • applicare gusce triangolari di almeno 10 cm nei punti di giunzione parete-pavimento;
  • pulire la superficie di posa, rimuovendo le parti incoerenti e i residui più ostinati tramite lavaggio a pressione;
  • bagnare a rifiuto il supporto;
  • applicare due mani incrociate di malta impermeabilizzante osmotica, usando pennellessa o spazzolone; la seconda mano va stesa dopo che la prima ha fatto presa sul supporto;
  • eseguire la rasatura prima che la malta asciughi completamente;
  • tinteggiare la parete con pittura idrorepellente e resistente alle muffe, previo trattamento del supporto con una mano di primer di preparazione.

Impermeabilizzazione dei muri controterra dall’esterno​

Questa tipologia di intervento si presenta più complessa, in quanto – in relazione alle caratteristiche del contesto applicativo – l’elemento di tenuta può fungere anche da dispositivo di drenaggio, soprattutto per strutture particolarmente esposte alle precipitazioni atmosferiche o che sorgono a valle di zone in pendenza. In casi del genere, è quindi opportuno predisporre un sistema di accumulo e cessione idrica, dotato di tubi e collettori, da collocare ad una profondità maggiore rispetto a quella dell’eventuale vespaio della pavimentazione, per evitare che questi possa allagarsi.

L’intervento di impermeabilizzazione, come accennato, consiste nell’applicazione di un elemento di tenuta, costituito da una membrana bituminosa, che può essere eseguita in orizzontale o in verticale.

Nel primo caso, si procede in questo modo:

  • levigare le superfici e smussare gli angoli per evitare che le membrane vengano danneggiate;
  • posare la membrana a secco sul magrone in calcestruzzo, con sovrapposizioni di 10 cm, saldate con fiamma;
  • applicare in completa aderenza il secondo strato di membrane a cavallo dei sormonti del precedente, con sovrapposizioni di 10 cm e uno sfalsamento di 50 cm.

L’applicazione in verticale degli elementi di tenuta, invece, va eseguita con il seguente procedimento:

  • stendere una mano di primer bituminoso, a spruzzo o a pennello, in quantità pari ad almeno 300 g/m2;
  • applicare la membrana bituminosa, utilizzando promotori di adesione, per mezzo di sfiammatura con cannello a gas;
  • fissare le membrane meccanicamente, con rondelle apposite e tasselli ad espansione, per ogni 3 metri di posa in altezza;
  • posare il secondo strato, in maniera longitudinale rispetto al primo, con sfalsamento maggiore della larghezza delle giunzioni; l’applicazione deve ricoprire i dispositivi di fissaggio meccanico;
  • completare la posa con l’applicazione della guaina bugnata, avendo cura di disporre la bugnatura verso l’esterno prima di colmare lo scavo con il terreno.

 

I prodotti Saint Gobain da utilizzare

Saint-Gobain ha sviluppato un’ampia gamma di soluzioni per l’impermeabilizzazione dei muri controterra; in particolare, per interventi esterni su strutture di fondazione e sotto falda freatica si consiglia di utilizzare i seguenti prodotti a marchio Isover:

  • Bituver Murodry: membrana bitume-polimero elastoplastomerica addizionata con promotori di adesione, flessibilità a freddo -20°C, armata con poliestere a filo continuo, dello spessore di 4 mm, progettata appositamente per l’impermeabilizzazione delle fondazioni e dei muri controterra;
  • Bituver EcoPriver: primer bituminoso per favorire l’adesione delle membrane;
  • Bituver Bitufond: membrana bugnata in polietilene ad alta densità (500 g/m2).

 

Per interventi di impermeabilizzazione interna di vani tecnici o abitabili interrati, invece, è possibile optare per appositi prodotti weber:

  • weberdry osmo: malta per impermeabilizzazione e regolarizzazione;
  • weberdry osmo clsB: malta impermeabilizzante osmotica antiaggressiva bianca;
  • weberdry osmo clsG: malta impermeabilizzante osmotica antiaggressiva grigia;
  • webersan thermo evoluzione: intonaco da risanamento bianco alleggerito e fibrato, monoprodotto calce-cemento per la deumidificazione e l’isolamento termico di murature saline soggette ad umidità di risalita. Da utilizzare su pareti trattate con le malte osmotiche per ciclo anticondensa.

 

Per maggiori informazioni circa le modalità applicative e di utilizzo dei prodotti sopra citati, si consiglia di consultare il Manuale TecnicoSoluzioni per l’impermeabilizzazione” di Saint-Gobain.