#FaiConIMakers, il team di Makers at Work monta le pareti in cartongesso

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Dopo aver completato la struttura in legno lamellare, il team di Makers at Work guidato da Giuseppe Conte affronta la fase successiva del progetto che prevede la realizzazione di un ufficio all’interno di un capannone:  il montaggio di una parete e di una controparete in cartongesso, con relativo isolamento. Anche stavolta, Saint-Gobain Italia affianca il maker di origini campane e i suoi collaboratori, fornendo assistenza, materiale e consulenza tecnica.

La realizzazione dell’intelaiatura delle pareti

La prima fase dell’assemblaggio del sistema a secco prevede il montaggio delle guide metalliche a U e dei montanti a C all’interno della struttura in legno realizzata in precedenza; in tal modo, viene costruita un’intelaiatura che avrà la funzione di sorreggere i telai delle vetrate, i pannelli isolanti e le lastre in cartongesso. Ciascuna guida viene fissata a quelle già montate – ad una distanza di 60 cm le une dalle altre – e rinforzata con un listello in  legno (di misura 4 cm x 8 cm), nei punti in cui verranno inserite le vetrate, così da rendere l’intera struttura più solida. Queste ultime non si svilupperanno per l’intera altezza della parete ma saranno montate a 40 cm dal pavimento, così da lasciare sufficiente margine per il passaggio dei cavi dell’impianto elettrico.

I montanti a C vengono impiegati anche per realizzare la struttura di supporto della controparete; poiché i profili non aderiscono direttamente alla muratura, devono essere stabilizzati utilizzando tre staffe a L per ciascun supporto.

La realizzazione delle pareti in cartongesso

Completato l’allestimento dei profili metallici all’interno del telaio, il team di Makers at Work procede al montaggio della pannellatura in cartongesso. Il progetto prevede che la parete principale – quella nella quale verranno ricavate la porta e le vetrate – sarà rivestita da due pannelli da 12,5 mm ciascuno, sia all’interno, che all’esterno, raggiungendo uno spessore complessivo di 15 cm.

Ogni lastra di cartongesso viene assicurata alla struttura metallica tramite viti filettate, fissate a 50 cm di distanza per il primo strato e 25 cm per il secondo. I builder di Makers at Work ritagliano i pannelli in modo tale che le giunture siano sfalsate tra loro.

 

I prodotti Saint-Gobain Italia impiegati per costruire le pareti e realizzare l’isolamento

Gli interventi implementati durante questa fase del progetto hanno richiesto l’utilizzo di diversi prodotti presenti nell’offerta di Saint-Gobain Italia. Oltre alla struttura metallica Gyproc Gyprofile già adoperate per costruire l’intelaiatura in legno, Giuseppe Conte e il suo team di maker hanno utilizzato Isover Arena34, un pannello isolante in lana minerale caratterizzato da una media densità ed ottime capacità di isolamento sia termico che acustico. Il  rivestimento in cartongesso, invece, è stato realizzato utilizzando due prodotti diversi. Le lastre Gyproc Vapor, come spiega il tecnico di Saint-Gobain Italia Denis Scattolin, sono state scelte per il rivestimento della controparete perimetrale perché, grazie al loro strato di alluminio, impediscono la formazione di condensa all’interno delle intercapedini, che potrebbe verificarsi a causa del delta termico. Le lastre Gyproc Habito® Forte, invece, caratterizzate da una spiccata resistenza meccanica ed un’elevata capacità di carico, sono state utilizzate per realizzare lo strato a vista della controparete e i due strati su entrambi i lati della parete.

 

 

Come effettuare un trattamento antimuffa

Trattamento antimuffa

La formazione di muffa all’interno degli ambienti domestici rappresenta un problema da diversi punti di vista: da un lato, infatti, pregiudica la salubrità dell’aria (con possibili ripercussioni sulla salute degli inquilini) mentre, dall’altro, provoca un danno estetico alle superfici murarie. La muffa si manifesta sotto forma di macchie scure (generalmente di colore grigio scuro o nero), provocate dalla proliferazione di particolari microrganismi (funghi). Questi tendono a svilupparsi nelle zone che non vengono colpite dalla luce (né naturale né artificiale), come ad esempio gli spigoli e le intersezioni tra le pareti. Le condizioni che favoriscono la formazione delle muffe sono: la presenza di ponti termici, l’elevato tasso di umidità, la ventilazione insufficiente, la scarsa esposizione alla luce solare. Tutti questi fattori possono contribuire alla formazione di grandi quantità di condensa, che, depositandosi negli angoli provoca lo sviluppo della muffa.

Come rimuovere la muffa

Una volta formata, la muffa superficiale deve essere rimossa dalle pareti prima che la macchia diventi troppo estesa rovinando la tinteggiatura. Un trattamento antimuffa fai da te può essere eseguito facilmente, in quanto prevede pochi e semplici passaggi e non necessita di un intervento edilizio invasivo. Anzitutto, bisogna indossare un abbigliamento da lavoro adeguato, che include guanti, mascherina e occhiali a tenuta.

Il primo step del trattamento consiste nel rimuovere le formazioni più estese utilizzando una spugna pulita imbevuta di acqua; successivamente, è necessario trattare la zona interessata con un prodotto specifico (un antimuffa atossico e sterilizzante), più efficace della semplice candeggina che non riesce ad eliminare completamente le spore della muffa. Dopo aver lasciato il prodotto agire per almeno 15 o 20 minuti, bisogna rimuovere i residui con una spugna umida, per poi lasciar aerare i locali fin quando la parete non è completamente asciutta.

Come prevenire la formazione della muffa in casa

Una volta rimossa accuratamente la muffa dalle pareti è possibile intervenire con soluzioni che impediscano alla muffa di riformarsi: è il caso di prodotti idonei a resistere negli ambienti umidi, come l’idropittura traspirante per interni, in grado di far traspirare la parete e impedire l’accumulo dell’umidità generata dalla condensa. In aggiunta, è possibile contrastare l’umidità da risalita per mezzo di appositi prodotti ad effetto deumidificante, per il trattamento delle pareti umide o strutturalmente predisposte a problemi simili, come ad esempio le strutture in tufo o mattoni. Anche le opere a secco possono essere realizzate con  lastre  idonee per gli ambienti umidi.

I prodotti resistenti alla muffa di Saint-Gobain

Il catalogo multimarca di Saint-Gobain Italia include numerosi prodotti con i quali effettuare un adeguato trattamento antimuffa sui muri. Per evitare che il problema si ripresenti è consigliabile adoperare le idropitture per interni resistenti a muffe weberpaint protect o weberpaint thermo. La prima è una finitura traspirante idrorepellente, la seconda, invece, termoisolante e anticondensa .  Per il risanamento e l’isolamento termico di murature soggete ad umidità di risalita è consigliabile, invece, utilizzare webersan thermo evoluzione, un intonaco a base di calcio-cemento. Utilizzabile su murature di qualsiasi natura e spessore, interne ed esterne, mantiene la superficie asciutta prevenendo la formazione di condensa superficiale.

Per quanto riguarda le strutture a secco, la lastra Gyproc Hydro rappresenta una soluzione particolarmente adatta agli ambienti con elevati livelli di umidità, come bagni, cucine e lavanderie, nonché nelle zone climatiche interessate da tassi di umidità particolarmente elevati.

 

 

 

 

Comfort & Sostenibilità in Architettura: Tendenze 2021

Articolo scritto in collaborazione con ArchDaily

Nel corso del 2020 si sono manifestati eventi imprevisti che ci hanno colto impreparati e ai quali abbiamo risposto dando vita a nuove tendenze. Quante di queste tendenze sono ancora valide e quanto si sono evolute? Quali nuove tendenze si svilupperanno probabilmente nei prossimi anni?

Gli effetti del riscaldamento globale si fanno già sentire nelle nostre case

L’immagine triste e allarmante di un ghiacciaio che si scioglie sembrava in qualche modo estranea alla nostra realtà quotidiana. Tuttavia, l’anno 2020 ci ha costretto ad abitare le nostre case 24 ore al giorno, facendoci affrontare i lati positivi della vita domestica, ma anche le sue carenze. Forse abbiamo notato come un piacevole clima interno al mattino possa trasformarsi in un inferno nel pomeriggio, o abbiamo assistito in prima persona alla crescita di funghi sulle pareti di quella fredda stanza buia che in cui in passato si entrava raramente. Il degrado dell’ambiente e l’accelerazione del cambiamento climatico hanno avuto un impatto diretto sulla qualità della nostra vita e sulla nostra salute, e molti stanno iniziando a percepirlo negativamente nel proprio ambiente circostante, specialmente coloro che vivono in condizioni precarie. 

Settembre 2020 è stato il mese più caldo mai registrato nella storia dell’umanità e una delle principali sfide per gli architetti sarà progettare edifici che possano essere raffreddati in modo naturale o artificiale nel modo più efficiente possibile dal moment oche ottenere il raffreddamento è molto più difficile che riscaldare. Aumentando la consapevolezza di questi problemi, potremmo prevedere che le persone saranno ancora più rigorose quando prenderanno decisioni relative alla costruzione delle loro case e ambienti, costringendo gli architetti a comprendere in profondità la composizione e le caratteristiche di materiali e prodotti, a valutare attentamente le conseguenze delle loro decisioni di progettazione e a lavorare fianco a fianco con esperti di altri settori. Queste considerazioni sembrano ovvie, ma potrebbero non esserlo nella pratica, specialmente nelle città con elevate densità di popolazione e nei paesi emergenti in cui le sfide diventano ancor più complesse. Secondo le Nazioni Unite, le città che cresceranno di più nei prossimi anni si trovano principalmente in climi caldi. Per evitare una catastrofe energetica, la progettazione architettonica deve iniziare ad affrontare questi problemi come una priorità.

La ricerca del comfort individuale deve essere allineata agli sforzi collettivi per combattere l’emergenza climatica.

Come vediamo, tutto è connesso. Siamo in grado di dotare una casa delle tecnologie più avanzate per raggiungere livelli ottimali di comfort, ma se tutti questi sistemi generano un impatto negativo su scala più ampia, sono inutili. Dopo due anni particolarmente difficili, la tendenza dovrebbe essere verso la collaborazione. In che modo le mie decisioni individuali influenzano la mia comunità e le altre? In che misura sono davvero consapevole delle caratteristiche e degli effetti degli spazi che viviamo e progettiamo? Lo stile di vita che conduco e che sto contribuendo a creare è sostenibile? Come dovremmo abitare il pianeta in futuro?

Molte di queste risposte sono legate a complessi megatrend globali e cambiamenti significativi si verificano su scala più ampia solo se si promuoverà una legislazione adeguata e cambiamenti strutturali nel settore. Tuttavia, l’emergere di consumatori più ponderati può innescare grandi trasformazioni a lungo termine. Lo stesso vale per gli architetti. Un progetto architettonico che non consideri le sue ripercussioni su scala locale e globale, e che non si adatti a un futuro in evoluzione, diventa irrealizzabile e un problema per le generazioni successive. Il comfort individuale durerà solo se sarà raggiunto collettivamente e con una coscienza sostenibile su scala più ampia, nutrendosi a vicenda. Funziona allo stesso modo dell’immunità di gregge: un vaccino preso da pochi non ucciderà la malattia.

Dobbiamo costruire un futuro multidisciplinare consapevole. In un certo senso, questi ultimi anni hanno modificato il corso della progettazione architettonica e l’hanno diretta verso acque un po’ sconosciute. Le preoccupazioni architettoniche tradizionali ora includono nuove abitudini, nuovi usi, nuove tecnologie, nuovi dilemmi di costruzione, nuovi standard igienici e persino nuove idee legate all’influenza dello spazio fisico sul nostro cervello. Tuttavia, la vita è un pendolo e mentre molte di queste tendenze passeranno, alcune delle cose che impariamo potrebbero diventare principi positivi per un design più responsabile ed efficace.

Le previsioni suggeriscono che difficilmente saremo in grado di tornare al lavoro scollegato da altre discipline e che le sfide che incontriamo lungo il percorso possono essere risolte meglio alimentando il nostro lavoro con conoscenze provenienti da altre aree. In questo modo, gli edifici stessi diventeranno più efficienti considerando l’intera vita di ogni progetto, regolando più facilmente l’impronta ecologica dei loro processi, incluso lo smantellamento e il riutilizzo delle parti. Allo stesso modo, la complessità e la variabilità degli esseri umani possono essere adattate in modo più semplice ed efficiente, abbracciando in modo collaborativo una serie di strumenti e tecnologie che sono lontani dai nostri domini tradizionali.

Secondo il manifesto urbano della Carta di Atene, la città dovrebbe essere organizzata per soddisfare quattro esigenze fondamentali: vivere, lavorare, ricreare e circolare (Atene C: 1941; v.p. 130). Una pandemia è stata sufficiente a forzare tutte queste funzioni all’interno, e l’ultima è stata molto limitata. Possiamo cercare di prevedere cosa verrà, ma c’è solo una cosa certa: dobbiamo essere preparati all’adattamento, evitando l’auto-assorbimento e la rigidità. Un futuro multidisciplinare consapevole, disposto ad adattarsi, è forse un buon punto di partenza per agire contemporaneamente su molte scale diverse, senza trascurare nessuno o altro. Scopri la serie completa su Comfort & Sustainability in Architecture

 

Come ottenere un ottimo isolamento acustico

Comfort Acustico

Rigenerare il corpo ma soprattutto la mente è fondamentale per il nostro benessere psico-fisico e secondo numerosi studi la possibilità di passare qualche ora, ogni giorno, in completa tranquillità e lontano dai rumori quotidiani è fondamentale.

Nelle nostre giornate, appena possiamo, siamo sempre più spesso alla ricerca di un po’ di tranquillità, soprattutto a causa del crescente inquinamento acustico delle nostre città.

Si tratta di un problema molto serio, che può arrivare a causare problemi psicologici, cardiovascolari, disturbi del sonno e stress.

Secondo la relazione dell’Agenzia Europea dell’ambiente il rumore ambientale è concausa di 48.000 nuovi casi di cardiopatie ischemiche all’anno, , 22 milioni di persone soffrirebbero di elevata irritabilità cronica e 6,5 milioni di gravi disturbi cronici del sonno.

Ma nel dettaglio, cos’è il suono? Si tratta di un fenomeno fisico prodotto e trasmesso dalla vibrazione delle molecole di un corpo e ha due grandezze essenziali: la frequenza, che si misura in Hertz (Hz), e l’intensità, che si misura in decibel (dB).

I materiali che agiscono riflettendo e assorbendo le onde sonore si classificano in:

  • Fonoassorbenti: quelli che intervengono nella distorsione della propagazione del suono;
  • Fonoisolanti: quelli che vanno a ridurre il passaggio del suono.

Il DPCM del 5 dicembre 1997  stabilisce i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti in opera (solari, pareti, ecc.).

Gli interventi per migliorare il fonoisolamento

Esistono degli interventi che possono essere implementati per incrementare il fonoisolamento grazie ai vetri. I più comuni sono:

  • Aumentare lo spessore dei vetri – questo però porta un vantaggio minimo (circa 2 dB);
  • Allargare lo spazio riservato all’intercapedine nelle vetrate isolanti – da 6 a 24 mm si guadagna 1dB;
  • Utilizzare del gas nell’intercapedine (ad esempio 16 mm) – si possono guadagnare 1-2 dB:

Questa serie di interventi però porta solo vantaggi limitati e non decisivi. Una soluzione più efficace sta invece nel principio Massa-Molla-Massa (MMM), il fondamento progettuale  di tutti i moderni vetri isolanti.  Il principio MMM prevede l’introduzione di un elemento elastico tra due elementi rigidi, che consente di aumentare l’isolamento acustico. Gli elementi rigidi, detti fonoisolanti, permettono di ridurre il passaggio del suono; allo stesso tempo gli elementi elastici, detti fonoassorbenti, modificano la propagazione del suono.

Frapporre materiali rigidi a  materiali elastici garantisce una  maggiore resistenza al passaggio delle onde sonore e aumenta l’isolamento acustico.

Vetrocamera (doppi vetri) e triplo vetro

Una risposta efficace all’eccessivo rumore è l’installazione di vetrocamera (doppi vetri) o, in caso si necessiti di maggior isolamento, di tripli vetri. Vediamo quindi più nel dettaglio le differenze di queste due tipologie.

La vetrocamera è una tipologia di vetro formata da due lastre separate da un’intercapedine contenente aria o gas. Generalmente le vetrocamere isolanti hanno l’intercapedine contenente argon, gas che aumenta le prestazioni di isolamento termico. In ogni caso, quello che fa la differenza in termini di isolamento acustico è l’aumento dello spessore dell’intercapedine. Un’ulteriore possibilità per aumentare l’isolamento acustico è l’installazione di lastre di vetro stratificate che con la loro pellicola di materiale plastico hanno maggiori proprietà fonoassorbenti.

Il triplo vetro ha una costituzione analoga alla vetrocamera, ma rispetto a quest’ultima possiede una lastra di vetro in più. Il triplo vetro possiede quindi 2 intercapedini, entrambe contenenti argon. Questa tipologia di vetro è generalmente installata in località particolarmente fredde, in virtù delle sue proprietà intrinseche, che assicurano delle eccezionali prestazioni in termini di isolamento termico.

Stadip Silence®, il vetro che aiuta il tuo relax

Progettato e ideato  allo scopo di portare ad un livello superiore l’isolamento acustico contro i rumori a diffusione aerea e da impatto, Stadip Silence® di Saint-Gobain è la soluzione ideale per qualsiasi  tipo di rumore.

I “normali” vetri isolanti, come già sottolineato, agiscono sull’aumento dello spessore del vetro (stratificato o monolitico), ma qualunque esso sia vi sarà sempre una frequenza critica dove le prestazioni di isolamento acustico decadono. Stadip Silence®, invece, è progettato sul principio della Massa-Molla-Massa e si compone di più strati di materiali differenti. Una lastra di PVB (Polivinilbutirrale) funziona come molla, frapponendosi alle due lastre di vetro e assorbendo le vibrazioni sonore. Il PVB è un materiale plastico (fonoassorbente), che oltre all’abbattimento della propagazione delle onde sonore in caso di rottura riesce anche a mantenere unite le lastre di vetro riducendo il rischio di ferite gravi.

L’efficacia della creazione di strati con differenti materiali è evidente: infatti, rispetto ai classici vetri monolitici, Stadip Silence® migliora l’isolamento acustico di 5 dB e ha un potere fonoisolante maggiore su tutte le frequenze.

Ma questo prodotto non è solo isolamento acustico: essendo un vetro stratificato, offre anche ottime prestazioni in termini di sicurezza. In caso di rottura, infatti, rimane in opera e non dà origine a frammenti taglienti. Proprio per questa sua ultima caratteristica viene adoperato in esterni, scale, terrazzi e ogni applicazione dove in caso di rottura si corra il rischio di ferire gravemente i passanti.

Scopri di più sul prodotto! https://it.saint-gobain-building-glass.com/it/stadip-silence

 

 

 

 

 

 

 

#Faiconimakers, Seby Torrisi ripristina una trave di calcestruzzo in garage

Nel secondo tutorial del format “Fai con i makers”, Seby Torrisi affronta un intervento di ripristino di una trave in calcestruzzo all’interno del proprio garage, in vista di una successiva riorganizzazione degli spazi dedicati alle sue creazioni. Il maker siciliano effettuerà i lavori di edilizia utilizzando alcuni prodotti del gruppo Saint-Gobain Italia, attingendo, nello specifico, al catalogo Weber.

L’intervento: ripristinare una trave di calcestruzzo

Seby Torrisi decide di ripristinare il profilo ammalorato di una trave orizzontale in calcestruzzo che presenta una parte danneggiata in prossimità del portellone del garage. Contestualmente, realizza anche un piccolo ampliamento della linea elettrica, installando una scatola di derivazione sulla trave ripristinata e una nuova presa elettrica in prossimità della mola da banco. La derivazione è propedeutica alla riorganizzazione di una parete del garage, dove Seby realizzerà una struttura a secco nella quale riporre le cassette portaminuterie.

Preparazione della trave

L’intervento di ripristino è preceduto da una breve fase di preparazione. Il maker siciliano rimuove una coppia di scaffali sospesi, lasciando libera la parete sulla quale – successivamente – prevede di realizzare una sorta di cabinato. Poi procedere a staccare il tubo in PVC all’interno del quale corrono i fili dell’impianto elettrico, poiché è installato sulla trave da ripristinare; infine, copre con una scatola di cartone la mola da banco, per evitare che si sporchi durante i lavori.

Fatto ciò, Seby può occuparsi della trave danneggiata: procede anzitutto a rimuovere le parti ammalorate, incoerenti o prossime al distacco, utilizzando un martello a testa piatta. Poiché i volumi si presentano in buone condizioni, non c’è bisogno di rimuovere uno strato particolarmente spesso di calcestruzzo; in caso contrario, sarebbe stato necessario raggiungere l’armatura della trave, per effettuare un trattamento specifico dei ferri con una boiacca protettiva. Infine, il maker siciliano segna sulla trave, a matita, un profilo rettangolare attorno alla porzione da ripristinare, così da uniformare la rimozione dello strato superficiale di calcestruzzo.

Ripristino del profilo danneggiato

Seby Torrisi esegue l’intervento di ripristino attraverso pochi e semplici passaggi:

  • Inumidisce la superficie da trattare;
  • Applica un’apposita malta per il ripristino del calcestruzzo, modellandola con un frattazzo di spugna;
  • Utilizza una palanca di legno per definire e rettificare il profilo della trave rispetto al volume della trave;
  • Mentre la malta fa presa, rettifica ulteriormente la parte con un frattazzo di spugna umido.

A malta asciutta può passare alle successive fasi dell’intervento; la rasatura viene effettuata con un rasante cementizio mentre la tinteggiatura prevede l’applicazione di un primer di preparazione delle superfici e l’utilizzo successivo di un’idropittura traspirante per interni.

Predisposizione per la rete elettrica

Come già accennato, oltre al ripristino della trave, Seby ha approntato anche un altro intervento: una predisposizione per elettrificare la parte del garage dove realizzerà il cabinato che sostituirà gli scaffali sospesi. Il maker siciliano ha installato una cassetta di derivazione sulla trave (dopo averla ritinteggiata), per prolungare la linea elettrica, aggiungendo anche una presa per la mola da banco fissata alla parete. L’operazione ha richiesto i seguenti passaggi:

  • Estrarre i cavi dal tubo esterno in PVC;
  • Forare la scatola di derivazione su tre lati per inserire i giunti per i tubi in PVC, in entrata e in uscita;
  • Fissare al muro la scatola per il frutto, collegandola ad un tubo in PVC (fissato alla parete con delle fascette) per il passaggio dei cavi;
  • Fissare nuovamente alla trave il tubo in PVC contenente i cavi della linea elettrica preesistente, utilizzando una fascetta in plastica;
  • Collegare la cassetta di derivazione alla scatola della presa tramite un tubo spiralato;
  • Staccare l’alimentazione dell’impianto elettrico;
  • Passare i cavi nei tubi per elettrificare la presa;
  • Spellare i cavi ed effettuare i collegamenti con il frutto per poi fissarlo alla scatola assieme alla mascherina.

Come ripristinare una trave in calcestruzzo

ripristinare trave in calcestruzzo

Le opere realizzate in calcestruzzo o in cemento necessitano di periodica manutenzione, soprattutto se si tratta di elementi di carattere strutturale come le travi o i pilastri. Queste, infatti, sono soggette a deterioramento, a causa di svariati fattori (urti, agenti atmosferici, infiltrazioni, forti sollecitazioni). Qualora i danni siano tali da provocare il distacco di uno strato, più o meno spesso, di materiale, si rende necessario un intervento di ripristino. Di seguito, vediamo come procedere e quali sono gli attrezzi e i prodotti da utilizzare.

Gli utensili e i materiali necessari

Come per qualsiasi altro intervento di muratura (e non solo), la prima cosa da fare è procurarsi quanto serve per effettuare i lavori. In questo caso, servono: un martello da muratore (in alternativa, mazzuolo e scalpello), una cazzuola, un frattazzo con spugna, un frattone, un miscelatore (se l’intervento è ampio e bisogna impastare grandi quantità di materiale), un secchio, una palanca o un asse di legno di medie dimensioni. Per quanto concerne i materiali, è necessario procurarsi una malta specifica per il ripristino degli elementi in calcestruzzo e un rasante cementizio; se la trave è in condizioni tali da rendere visibile l’armatura, occorre anche una boiacca protettiva per i filamenti di ferro interni alla struttura. Per la successiva finitura delle superfici con tinteggiatura, bisogna impiegare un primer di preparazione e una pittura, per uso interno o esterno a seconda delle necessità (meglio se lavabile e traspirante).

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Pulizia della parte da ripristinare

La prima fase del ripristino di una trave (o un pilastro) in calcestruzzo consiste nel rimuovere, con cautela, le parti danneggiate, ossia le porzioni di muratura incoerenti o prossime al distacco. La zona di intervento deve essere circoscritta tracciando un profilo regolare attorno alla parte da ripristinare. La rimozione va implementata con l’ausilio di un martello a testa piatta oppure con uno scalpello. Se necessario, bisogna asportare anche le parti di calcestruzzo che rivestono l’armatura interna (non vanno intaccate se sono ancora integre). Nel caso in cui quest’ultima venga messa a nudo, è necessario intervenire applicando, a pennello, due strati di boiacca, facendo in modo di ricoprire sia i ferri dell’armatura che le zone intorno, così da migliorare l’adesione della malta da applicare successivamente.

Ripristino, rasatura e finitura

In genere, le parti che tendono a palesare maggiormente problemi di integrità strutturale sono i profili, ossia il punto d’incontro di due lati di una trave. Ragion per cui, servono pazienza e manualità per ottenere un buon risultato. Ecco come precedere:

  • Preparare la malta per la riparazione del calcestruzzo;
  • Inumidire la zona da ripristinare;
  • Applicare la malta con la cazzuola, cercando di creare un profilo congruente con quello del resto della struttura servendosi di un asse di legno e, successivamente, di un frattazzo con spugna leggermente umido;
  • Effettuare la rasatura con un rasante cementizio, applicando il prodotto con un frattone liscio;
  • Attendere che il rasante sia completamente asciutto per preparare la superficie con uno strato di primer;
  • Tinteggiare con idropittura traspirante.

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I prodotti Saint-Gobain Italia da utilizzare per questo intervento

Saint-Gobain Italia offre una vasta gamma di prodotti a marchio Weber idonei per interventi come quello descritto in questo articolo. Nello specifico, webertec ripara60, la malta tixotropica per la riparazione di strutture in calcestruzzo armato, è l’ideale per il ripristino dei punti ammalorati mentre webertec fer è una boiacca protettiva da applicare ai ferri d’armatura. Per gli interventi di rasatura, invece, è possibile utilizzare webercem RK355, un rasante cementizio traspirante e idrofugato, adatto a supporti in calcestruzzo mentre primer weberprim RA13 e l’idropittura per interni weberdeko extra possono essere impiegati, rispettivamente, per la preparazione delle pareti e la successiva tinteggiatura.