#FaiConIMakers, Seby Torrisi conclude le rifiniture e i collegamenti elettrici del vano cabinato

Seby Torrisi

Il progetto di Seby Torrisi per la realizzazione di un vano cabinato con serranda automatizzata all’interno del proprio garage è giunto alle fasi finali; dopo aver completato l’installazione del sistema a secco con le lastre in cartongesso e aver predisposto i collegamenti elettrici, il maker siciliano procede al passaggio dei cavi ed alla finitura delle superfici, utilizzando i prodotti forniti da Saint-Gobain Italia, prima di implementare l’installazione delle prese e degli interruttori 

La realizzazione dei collegamenti elettrici 

I primi interventi ai quali si dedica Seby Torrisi riguardano i collegamenti elettrici che consentiranno di portare l’elettricità all’interno del cabinato per l’alimentazione degli elettroutensili. Rifilati i corrugati in eccesso, procede al passaggio dei fili elettrici (servendosi di una sonda) tra la scatola di derivazione del vano e una scatolina 503 esterna collocata in basso sulla stessa parete, conducendovi cinque poli diversi: 

  • Un polo per la fase da connettere alla linea prese che sarà comune al doppio interruttore di azionamento della serranda; 
  • Due poli per i due sensi di marcia della serranda (verso l’alto e verso il basso); 
  • Un polo di fase per la linea luci (cavi da 1,5 mm quadri); 
  • Un polo di fase interrotta per la linea luci da collegare all’interruttore interno al vano cabinato. 

Seby completa il passaggio dei cavi elettrici ripetendo la stessa operazione con i fili della linea prese (da 2,5 mm quadri) prima di effettuare i collegamenti tra le due scatole di derivazione. 

La finitura del sistema a secco 

Prima di installare prese ed interruttori, Seby rifinisce la struttura a secco del vano portattrezzi, effettuando i seguenti passaggi: 

  • Esegue una prima stuccatura per coprire le impronte lasciate dalle teste delle viti filettate; 
  • Incarta i profili dei pilastri in legno e del telaio in metallo per evitare che si sporchino di stucco; 
  • Passa una seconda mano di stucco; 
  • Rifinisce e rinforza i punti di giunzione tra le pareti del cabinato utilizzando un’apposita carta microforata; 
  • Carteggia le superfici per eliminare le imperfezioni della stuccatura; 
  • Regolarizza le pareti applicando uno strato di rasante cementizio a base gesso; 
  • Dopo aver lasciato asciugare il rasante, esegue una seconda carteggiatura con una carta abrasiva a grana grossa; 
  • Prepara le superfici applicando uno strato di primer per poi procedere alla tinteggiatura; 
  • Decora i pilastri in legno con un impregnante all’acqua di protezione. 

Seby lascia in sospeso il trattamento della parete in muratura che fa da fondo al vano cabinato, per valutare con calma quale soluzione adottare contro l’umidità di risalita. 

Il montaggio di prese e interruttori 

Ultimati i lavori sulle strutture a secco, Seby può dedicarsi all’installazione delle prese elettriche e degli interruttori. Dopo aver spelato i cavi, li collega all’interno della morsettiera dei singoli comandi, ossia l’interruttore per la luce e il comando per azionare la tapparella (serve una fase per ciascun senso di marcia). Il passaggio successivo consiste nell’effettuare i collegamenti delle prese interne al cabinato: Seby ne colloca una a fine linea (quella più in basso) e una in modalità passante. 

Per illuminare l’interno del cabinato, il maker siciliano ricorre a due piccoli tubi a LED; ne taglia le prese e li incolla al telaio della serranda, portando i cavi fino alla scatola di derivazione interna al vano. Completati i collegamenti tra l’interno e l’esterno, monta le placche delle prese e degli interruttori e, dopo aver ripristinato la tensione dell’impianto, effettua un test di funzionamento.  

Per poter usare il cabinato fin da subito, Seby costruisce tre mensole in legno (con rinforzo centrale), lunghe 165 cm e larghe 20 cm, 30 cm e 40 cm, montando quella più larga in basso e quella più stretta in alto. 

I prodotti Saint-Gobain Italia utilizzati 

Anche in questa occasione, Seby ha potuto fare affidamento su diversi prodotti di Saint-Gobain Italia. Per la stuccatura, ha utilizzato lo stucco pronto in pasta Gyproc EvoPlus Pasta e il nastro di carta microforata Gyproc MARCO® SPARK-PERF®per la carteggiatura si è affidato ai rotoli abrasivi Norton G131F da 120 mm e Norton P220. La successiva rasatura è stata realizzata con Gyproc Rasocote 5 Plus, un intonaco premiscelato a base gesso. La finitura delle superfici, invece, è stata completata utilizzando weberdeko extra, una pittura lavabile per interni altamente coprente, avendo avuto cura di applicare preventivamente il preparatore di sottofondo a base acqua per pitture e rivestimenti colorati  weberprim RA13. Per i pilastri in legno, infine, Seby ha impiegato weberdeko WOOD, un impregnante a base di acqua di colore noce. 

Ripristino balconi: accedere alle detrazioni del bonus facciate

Ripristino balconi

La Legge di Bilancio promulgata a dicembre 2020 ha implementato una proroga del bonus facciate anche per il 2021, confermando l’agevolazione fiscale per le opere di ripristino delle superfici esterne degli edifici appartenenti a qualsiasi categoria catastale, compresi gli immobili strumentali (ossia quelli utilizzati da un’azienda per lo svolgimento della propria attività d’impresa). 

Come funziona il bonus facciate 2021 

L’agevolazione consiste in una detrazione d’imposta (IRPEF e IRES) del 90% sulle spese sostenute nel 2021 per il ripristino o il restauro delle facciate esterne. Per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, la detrazione è riconosciuta nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre. La normativa non prevede un limite massimo né per la spesa né per l’ammontare della detrazione. Quest’ultima, ai sensi del “Decreto Rilancio”, può essere sostituita con due forme alternative di fruizione del bonus: 

  • Sconto del corrispettivo dovuto, fino ad un importo massimo corrispondente al corrispettivo stesso, anticipato dai fornitori e da chi ha realizzato gli interventi edilizi. Costoro potranno poi recuperare il contributo sotto forma di credito di imposta pari alla detrazione spettante con la possibilità di cederlo ulteriormente; 
  • Cessione del credito d’imposta di pari ammontare, a sua volta cedibile a terzi. 

La detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo, nell’anno in cui sono state sostenute le spese documentabili e in quelli successivi. 

I soggetti che possono usufruire dell’agevolazione sono: 

  • Le persone fisiche, compresi esercenti di arti e professioni; 
  • Gli enti pubblici e privati che non svolgono attività di natura commerciale; 
  • Le società semplici e le associazioni di professionisti; 
  • contribuenti con reddito d’impresa. 

Sono esclusi dalla disciplina agevolativa i soggetti che possiedono redditi assoggettati a tassazione separata oppure ad imposta sostitutiva (come, ad esempio, chi aderisce al regime forfettario), a meno che non possiedano altri redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo. 

Per poter beneficiare del bonus facciate, il contribuente deve possedere o detenere l’immobile; in altre parole, l’agevolazione spetta a: 

  • Proprietarionudo proprietario o al titolare di un altro diritto reale di godimento dell’immobile (usufruttousoabitazione o superficie); 
  • Locatario o comodatario (in tal caso, è necessario che abbia il consenso da parte del proprietario per procedere all’esecuzione degli interventi). 

Possono accedere all’agevolazione anche i familiari conviventi del possessore o detentore dell’immobile e i conviventi di fatto, a patto che la convivenza sia in atto al momento di inizio dei lavori e che questi riguardino l’immobile in cui i soggetti convivono. 

Quali interventi rientrano nel bonus 

Come spiega l’apposita sezione del sito dell’Agenzia delle Entrate, rientrano nella disciplina agevolativa tutti gli “interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in determinate zone, compresi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna”. L’Agenzia, inoltre, specifica come siano “ammessi al beneficio esclusivamente gli interventi sulle strutture opache della facciata”, escludendo quindi infissi e serramenti che insistono sulla superficie in questione. Di conseguenza, rientrano nell’agevolazione anche le opere di rifacimento dei balconi, il restauro o il ripristino di fregi e ornamenti e interventi minori, come la pulitura o la tinteggiatura, su tutte le strutture che costituiscono l’involucro esterno dell’edificio. Il bonus è esteso all’acquisto del materiale e di altre spese strettamente correlate all’implementazione degli interventi (allestimento ponteggi, smaltimento materiali, IVA, tassa per l’occupazione del suolo pubblico). Inoltre, è possibile beneficiare dell’agevolazione anche per lavori che riguardano superfici confinanti con chiostrine, cavedi, cortili e spazi interni, a patto che siano visibili dall’esterno o dal suolo pubblico.  

L’agevolazione è applicabile agli interventi che si trovano all’interno di due aree specifiche, individuate dall’articolo 2 del decreto n. 1444/1968 del Ministro dei lavori pubblici: 

  • Zona A: “parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi”, come si legge sul sito dell’Agenzia delle Entrate; 
  • Zona B: “parti del territorio edificate, anche solo in parte, considerando tali le zone in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non è inferiore al 12,5% della superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale è superiore a 1,5 mc/mq”. 

Nel caso in cui gli interventi sulla facciata, di qualsiasi natura, influiscano sulle caratteristiche termiche della struttura o interessino “oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio”, è necessario che i lavori soddisfino le “Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” e i parametri per la trasmittanza termica. A tale scopo, si rende necessario un controllo da parte dell’ENEA. 

Bonus facciate per il condominio 

Il bonus facciate può essere richiesto anche dai condomini per il ripristino delle parti comuni. Come spiega l’apposita guida redatta dall’Agenzia delle Entrate, ai fini dell’imputazione del periodo di imposta rileva la data del bonifico effettuato dal condominio “indipendentemente dalla data di versamento della rata condominiale da parte del singolo condomino”. Se, ad esempio, il condominio emette il bonifico nel 2020, le rate versate dal condomino tra il 2019 ed il 2021 (prima della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al 2020) danno diritto alla fruizione del bonus.  

Come accedere al bonus 

Le spese da assoggettare alla detrazione agevolata devono essere effettuate tramite bonifico bancario o postale (fatta eccezione per i titolari di reddito d’impresa), recante la causale del pagamento, il codice fiscale del soggetto beneficiario della detrazione e la partita IVA del soggetto destinatario del pagamento. Nel caso di interventi su parti condominiali comuni, i pagamenti devono essere effettuati dall’amministratore di condominio o da un condomino delegato. 

Dal punto di vista burocratico, per accedere al bonus bisogna compilare un apposito modulo, scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate, da presentare in formato cartaceo o per via telematica entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese. 

Hai bisogno di più informazioni?

Compila il form per ricevere la tua consulenza gratuita personalizzata.

 

Rifacimento Tetti: come accedere al bonus 110%

Rifacimento Tetti

Tra le numerose misure di sostegno introdotte lo scorso anno dal Governo, figurano diverse agevolazioni finalizzate ad incentivare l’edilizia abitativa. Una di queste è l’ormai noto SuperBONUS 110%, applicabile a due categorie di interventi: i “trainanti” (o “principali”) ed i “trainati” (o “aggiuntivi”). Tra i lavori considerati “trainanti” viene riconosciuta fra le altre opere, la possibilità di intervenire sulla copertura con relativo rifacimento, rientrante nell’ambito delle opere di isolamento termico degli involucri.

Rifacimento tetto e bonus 110%

Il Superbonus è una agevolazione fiscale che consente di abbattere i costi di rifacimento del tetto comprendendo le opere riguardanti la copertura degli edifici e, come anticipato, il loro isolamento termico. In base a quanto si legge dalla guida redatta dall’Agenzia delle Entrate – disponibile in calce alla sezione dedicata al bonus – l’agevolazione “spetta nel caso di interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali (coperture, pavimenti) e inclinate delimitanti il volume riscaldato verso l’esterno, vani non riscaldati o il terreno”. Sia i tetti piani, sia quelli inclinati possono dunque diventare oggetto di un rinnovo generale per una miglior coibentazione degli ambienti interni ed impermeabilizzazione dalle intemperie esterne. In aggiunta, si legge nel documento, gli interventi per l’isolamento del tetto sono tra quelli che “rientrano nella disciplina agevolativa, senza limitare il concetto di superficie disperdente al solo locale sottotetto eventualmente esistente”.

Superbonus 110% per rifacimento tetto: in cosa consiste

L’agevolazione fiscale introdotta dal Decreto-Legge n. 34 del 19 maggio 2020 (meglio noto come “Decreto Rilancio”) è destinata a favorire il completamento di specifici interventi di edilizia abitativa. Come si legge nella apposita sezione presente sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, la misura “eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2022, per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici”.

La detrazione al 110% in relazione alle spese sostenute al 31 dicembre 2021, deve essere ripartita in 5 quote annuali di pari importo; per le spese sostenute nel corso del 2022, invece, la detrazione va divisa in 4 quote annuale (anch’esse di pari importo) “entro i limiti di capienza dell’imposta annua derivante dalla dichiarazione dei redditi”.

Gli aventi diritto possono scegliere, in alternativa, di usufruire della detrazione tramite contributo anticipato, sotto forma di sconto in fattura praticato dal fornitore dei beni o dei servizi o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione. Il credito può essere ceduto ai fornitori, agli istituti di credito (e gli intermediatori finanziari) e ad altri soggetti, quali persone fisiche, lavoratori autonomi, società, enti o imprese.

Le quote riconosciute per le opere con SuperBONUS 110% fra cui il rifacimento del tetto, sono calcolate sulla base dell’ammontare complessivo della spesa secondo i seguenti criteri:

  • 000 euro per gli edifici unifamiliari o per unità funzionalmente indipendenti all’interno di edifici plurifamiliari;
  • 000 euro per condomini da 2 a 8 unità immobiliari, da calcolare moltiplicando per ciascuno di essi;
  • € 30.000 per condomini con più di 8 unità immobiliari, da calcolare moltiplicandolo per ciascuna di esse.

A chi è destinata l’agevolazione

I soggetti che possono accedere all’agevolazione prevista dal “Superbonus” sono:

  • I condomini e gli edifici costituiti da due a quattro unità immobiliari singolarmente accatastate, di unico proprietario o in comproprietà fra più persone fisiche;
  • Le persone fisiche che possiedono o detengono l’immobile oggetto dell’intervento;
  • Gli Istituti autonomi case popolari (IACP); per tali soggetti, l’agevolazione è estesa alle spese sostenute fino a giugno 2023 se i lavori effettuati al 31 dicembre 2022 corrispondono al 60% degli interventi complessivi;
  • Le cooperative di abitazione a proprietà indivisa;
  • Onlus, associazioni di volontariato, società sportive dilettantistiche e sportive (per i lavori agli immobili o ai locali spogliatoio).

Come specifica la già citata guida al Superbonus 110% redatta dall’Agenzia delle Entrate e aggiornata a marzo 2021, l’agevolazione è destinata ai soggetti titolari di diritti reali sull’immobile, ossia:

  • Proprietario;
  • Nudo proprietario;
  • Titolare di altro diritto reale di godimento (uso, usufrutto, abitazione o superficie);
  • Locatario;
  • Comodatario (previo l’assenso allo svolgimento dei lavori da parte del possessore o del detentore dell’immobile);
  • Titolari di reddito d’impresa (solo nel caso di partecipazione alle spese per interventi trainanti destinati alle parti comuni all’interno del condominio).

Come accedere al bonus

Affinché rientrino nella disciplina agevolativa, gli interventi edilizi devono rispettare precisi requisiti tecnici, riportati nel Decreto del 6 agosto 2020 (“Requisiti tecnici per l’accesso alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici”), emanato dal MISE di concerto con il MEF, il Ministero dell’Ambiente e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tra questi, il vincolo di garantire il miglioramento globale dell’edificio di almeno due classi energetiche.

Per quanto riguarda, invece, gli adempimenti spettanti agli aventi diritto, oltre a quelle già previste, vi sono anche:

  • Acquisizione del visto di conformità;
  • Asseverazioni di un tecnico abilitato che attesti la rispondenza dell’intervento ai requisiti minimi richiesti e la congruità delle spese da sostenere.

Hai bisogno di più informazioni?

Compila il form per ricevere la tua consulenza gratuita personalizzata.

 

#FaiConIMakers: Rulof completa il suo ufficio sotterraneo

Rulof completa ufficio sotterraneo

Pur essendo ancora alle prese con lo sgombero delle macerie dall’infernotto, Rulof continua a dedicarsi anche a piccoli lavori di ristrutturazione all’interno del proprio laboratorio. Il maker torinese, infatti, vi ha ricavato un piccolo ufficio, al quale ha conferito un aspetto marcatamente ‘rustico’ utilizzando l’intonaco in maniera alquanto originale. Con il supporto fornito da Saint-Gobain Italia, che mette a disposizione i propri prodotti, Rulof procede alla rifinitura del pavimento, dopo aver montato una porta d’ingresso. 

Il montaggio della porta 

Per ultimare il nuovo ufficio interno al laboratorio, Rulof utilizza una porta in legno recuperata in strada assieme ai montanti, sui quali sono già presenti i cardini. Dopo aver misurato l’altezza massima della volta dell’ufficio, il maker di origini olandesi taglia la porta con un seghetto alternativo, accorciandola di qualche centimetro in più (così da avere la possibilità di effettuare eventuali correttivi in caso di necessità). Esegue poi la stessa operazione con i montanti, eseguendo un taglio che assecondi almeno in parte il profilo curvo della volta. I sostegni della porta vengono fissati alla muratura mediante viti filettate e staffe a ‘L’, creando un’intercapedine larga a sufficienza per la porta.  

Fatto ciò, Rulof procede a tamponare lo spazio libero tra i montanti e le pareti della volta. Dopo aver fissato un altro montante in legno alla muratura (in linea con il telaio della porta), avvita delle assi di legno (anch’esse riciclate, stavolta da una coppia di vecchie pedane) ai due supporti verticali, così da creare una parete a tamponare lo spazio tra la volta e l’infisso. In aggiunta, riveste anche la parete interna della porta con le stesse doghe, così da ottenere un pattern decorativo omogeneo, affine a quello dell’intonaco grezzo che riveste l’ufficio. 

La regolarizzazione del pavimento 

Ultimati i lavori di carpenteria per il montaggio della porta, Rulof si dedica al pavimento del nuovo ufficio, con l’obiettivo di appianare le irregolarità ed ottenere una superficie omogenea. A tale scopo, applica prima uno strato di primer, servendosi di un rullo; mentre il prodotto si asciuga, prepara l’autolivellante cementizio, mescolandolo nella betoniera per poi rovesciarlo direttamente sul pavimento. Per favorire l’espansione del prodotto, Rulof utilizza un frattazzo, così da ricoprire per intero la superficie calpestabile del suo nuovo ufficio. Dopo aver lasciato asciugare l’autolivellante per un’intera giornata, il maker torinese completa l’intervento applicando uno strato di protettivo poliuretanico, così da proteggere il nuovo pavimento da possibili danni (in special modo graffi e abrasioni). 

Lo sgombero dell’infernotto 

I lavori in laboratorio non distolgono Rulof dal progetto di ristrutturazione dell’infernotto: rimossa buona parte dei detriti e delle macerie che ostruivano le arcate, avvia i preparativi per i primi interventi sulle strutture murarie. A tal proposito, il maker cala nell’infernotto una piccola betoniera e alcuni sacchi di calce; intanto, valuta la possibilità di ‘tamponare’ una parte delle gallerie sotterranee con una struttura contenitiva che funga da diga per un cumulo di detriti particolarmente esteso che non è possibile rimuovere per intero. 

I prodotti Saint-Gobain Italia utilizzati 

Come già avvenuto sin qui, anche stavolta Rulof ha potuto contare sui prodotti di Saint-Gobain Italia per i lavori all’interno del proprio laboratorio. Nello specifico, per la preparazione regolarizzazione del pavimento ha utilizzato dapprima weberfloor 4716 Primer, polivalente e a base di resine sintetiche, ideale per migliorare l’adesione dell’autolivellante al supporto, prima dell’applicazione dello stessoLa scelta dell’autolivellante, invece, è ricaduta su weberfloor 4150, un prodotto cementizio specifico per interni caratterizzato da elevata fluidità e applicabile in spessori compresi tra 1 e 30 mm. Infine, lo strato protettivo del pavimento è stato realizzato utilizzando weberfloor protect, un protettivo bi-componente poliuretanico in grado di preservare le superfici dalle macchie e dall’aggressione di agenti chimici di vario tipo. 

 

 

Isolamento pareti taverna: quali lavori effettuare

Isolamento pareti taverna

Le soluzioni abitative indipendenti (villette e simili) sono spesso dotate di una taverna, ossia di un locale interrato o seminterrato adibito alla conservazione di cibi o vini; se attrezzata con cucina e servizi, può essere utilizzata per ricevere ospiti in occasioni informali e conviviali. Per via delle sue caratteristiche tecniche, la taverna può presentare problemi di isolamento termico. 

Da questo punto di vista, la taverna è un ambiente dalle caratteristiche peculiari. La scarsa (o nulla) esposizione al sole abbinata alla presenza di pareti controterra rende i locali tendenzialmente umidi. Ciò – in determinate condizioni –  favorisce, da un lato, la formazione di condensa e muffa; dall’altro, implica maggiori difficoltà a regolare la temperatura interna. Un adeguato sistema di isolamento serve, quindi, ad isolare le strutture dall’umidità, sia quella da risalita capillare, sia quella da infiltrazione . Ragion per cui, gli interventi possono riguardare sia le pareti sia il pavimento della taverna. 

Come effettuare l’isolamento del pavimento  

L’isolamento del pavimento di una cantina o di una taverna va effettuato seguendo un procedimento ben preciso. La prima cosa da fare è impermeabilizzare con malta impermeabilizzante la soletta di base, solitamente in conglomerato cementizio, e rivestire la superficie con uno strato di fogli isolanti (in PVC o polietilene) sovrapponendo i margini per almeno 20 cm, avendo cura di fissarli adeguatamente con il nastro adesivo. In tal modo, si crea una prima barriera al vapore. Successivamente, bisogna realizzare un massetto galleggiante. 

L’isolamento interno delle pareti della taverna 

I trattamenti da implementare per l’impermeabilizzazione interna delle pareti variano in base al tipo di supporto. Per le strutture in cemento armato è necessario procedere come segue: 

  • Sigillare i punti di gocciolamento (stillicidi) e le zone di trasudamento utilizzando un cemento impermeabilizzante; 
  • Uniformare le superfici tramite il ripristino delle parti non omogenee mediante un’apposita malta tixotropica; 
  • Trattare i ferri di armatura applicando una boiacca protettiva dopo averli messi a nudo; 
  • Realizzare dei raccordi (gusce) nei punti di intersezione tra due pareti o tra una parete e il pavimento applicando lo stesso prodotto adoperato per il ripristino delle parti incoerenti; 
  • Applicare due mani di malta impermeabilizzante con un pennello o uno spazzolone; 
  • Realizzare un primo rinzaffo coprente da 0,5 cm con un intonaco termico ad azione isolante e deumidificante e il giorno seguente realizzare uno strato di intonaco di 2 cm sempre con il medesimo prodotto; 
  • Rifinire la superficie con un rasante cementizio. 

Per le pareti in muratura, invece, bisogna implementare un ciclo di intervento differente: 

  • Uniformare le superfici, qualora sia necessario; allo scopo è possibile installare una rete metallica sottile, fissandola meccanicamente alla parete, per poi applicare uno strato di betoncino cementizio da circa 2 cm; 
  • Realizzare le gusce di raccordo all’intersezione tra due pareti o tra il pavimento e le pareti;  
  • Applicare due mani di malta impermeabilizzate. In presenza di su supporti regolari e omogeni, invece, è possibile realizzare uno strato di intonaco impermeabilizzante, di spessore compresso tra 0,5 e 1,5 cm evitando l’applicazione dello strato di betoncino cementizio; 
  • Completare l’intervento con l’applicazione dell’intonaco termico e, successivamente, del rasante cementizio. 

Quali prodotti Saint-Gobain Italia utilizzare 

Un’impermeabilizzazione ottimale delle pareti interne di una taverna può essere implementata con successo facendo affidamento alla vasta gamma di prodotti Saint-Gobain Italia. Per sigillare i supporti in cemento armato è possibile utilizzare il cemento impermeabilizzante istantaneo weberdry bloc mentre per il consolidamento delle opere in muratura è consigliabile adoperare webertec BTconsolida35, un betoncino cementizio fibrato. Il ripristino delle irregolarità e il trattamento dei raccordi, invece, possono essere eseguiti utilizzando la malta tixotropica webertec ripara40 (disponibile anche nella versione a presa rapida webertec ripararapido40). La boiacca protettiva webertec fer è il prodotto più indicato per il trattamento dei ferri d’armatura. 

Per quanto riguarda la realizzazione dello strato impermeabilizzante, la scelta ricade sulla malta weberdry OSMO (adatta anche alla regolarizzazione delle superfici); le alternative weberdry OSMO clsG (malta bianca) e clsB (malta antiaggressiva) si adattano a supporti leggermente irregolari. Il successivo strato di intonaco va applicato utilizzando webersan thermo evoluzione, un prodotto deumidificante alleggerito isolante che funge da supporto per la successiva finitura da realizzare con un prodotto della gamma di rasanti cementizi webercem.